Il team giapponese Super Aguri, per il suo secondo anno di presenza in Formula 1 si affida completamente al suo Team Principal Aguri Suzuki per convincere la Honda a fornire i motori e i telai dell'anno precedente, sfruttando il suo status di leggenda del motorsport giapponese. Proprio l'eccessivo legame con la Honda però crea non pochi grattacapi alla Super Aguri. La battaglia legale attorno alla nuova Super Aguri SA07 (così come quella della Toro Rosso STR2) è uno dei momenti di massima tensione politica in Formula 1 nel 2007. Non si tratta infatti di una semplice disputa tecnica, ma di una lotta per la sopravvivenza economica dei piccoli team indipendenti. Come prevede il Patto della Concordia in vigore all'epoca, per essere considerato un "Costruttore" e avere diritto ai premi in denaro, un team deve possedere la Proprietà Intelletuale (IP) del proprio telaio, ossia progettare e costruire la propria macchina, senza comprarla da un altro costruttore.
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| SUPER AGURI SA07, Takuma Satō Monza, GP d'Italia 2007 |
I team accusatori (Spyker e Williams in primis) vedono squadre come Super Aguri e Toro Rosso correre con telai progettati rispettivamente da Honda e Red Bull Technology, risparmiando decine di milioni di dollari in ricerca e sviluppo. La SA07 è infatti, a tutti gli effetti, una Honda RA106 del 2006 con piccoli aggiornamenti aerodinamici per adattarsi ai nuovi crash test e al motore 2007. La disputa finisce davanti a un tribunale arbitrale e Bernie Ecclestone, temendo che la griglia possa perdere due team (Super Aguri e Toro Rosso rischiano il collasso senza premi), media un accordo "all'acqua di rose", decidendo che per il 2007 e il 2008 la situazione sarebbe rimasta congelata, ma successivamente le regole sarebbero diventate rigidissime con ogni team che dovrà progettare autonomamente le parti chiave della vettura.
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| SUPER AGURI SA07, Takuma Satō Montecarlo, GP di Monaco 2007 |
La Super Aguri affronta così il campionato 2007 con una monoposto praticamente già collaudata. Con uno staff estremamente ridotto (circa 150 dipendente contro gli otre 600 dei top team) il team opera nella vecchia sede della Arrows a Leafield, nell'Oxfordshire, utilizzando strutture di un team che, pur fallito, è stato di alto livello. Daniele Audetto (Managing Director) è un veterano assoluto del paddock, avendo lavorato con Ferrari negli anni '70 e con la Lamborghini in F1. Il Technical Director è l'australiano Mark Preston, probabilmente l'uomo più importante della storia tecnica di Super Aguri. Arrivato nel 2005 dalla McLaren, dove ha lavorato con Adrian Newey, ha portato con sé una metodologia di lavoro d'élite, capace di orchestrare la trasformazione della Honda RA106 nella SA07 in tempi record, sapendo esattamente quali parti della vecchia Honda possono essere "estremizzate" e quali devono essere rese più affidabili. Peter McCool (Chief Designer) si occupa della progettazione di dettaglio, adattando il telaio 2006 ai nuovi regolamenti sui crash test più severi. Graham Taylor (Sporting Director) è un ex dipendente Arrows che conosce la fabbrica di Leafield come le sue tasche e il suo compito è quello di gestire l'operatività del team in pista. Oltre a loro ci sono ancora Stephen Watt nel ruolo di Head of Electronics e Ben Wood come Head of Aerodynamics. Sebbene il team sia indipendente, c'è un flusso costante di dati e personale con la casa madre e gli ingegneri motoristi della Honda lavorano gomito a gomito con i meccanici inglesi, tanto che le soluzioni trovate dal piccolo staff della Super Aguri per far funzionare meglio la SA07 vengono osservate con interesse e un pizzico di imbarazzo dagli ingegneri del team Honda ufficiale, perchè le Super Aguri per quasi tutta la stagione ottengono risultati migliori delle Honda RA107.
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| SUPER AGURI SA07, Anthony Davidson Sakhir, GP del Bahrain 2007 |
Dal punto di vista tecnico, la Super Aguri SA07 è una copia quasi identica della Honda RA106 del 2006, ne eredita la filosofia progettuale e si rivela molto più solida e prevedibile rispetto alla fallimentare Honda RA107. La SA07 mantiene le linee pulite ed efficaci della Honda 2006, con un musetto relativamente alto e stretto che mantiene un design collaudato per garantire un flusso d'aria pulito verso il fondo piatto. Le fiancate sono molto scavate nella parte inferiore per massimizzare il flusso d'aria verso l'ala posteriore e il diffusore. Per gestire il calore del motore Honda V8 RA807E, la SA07 utilizza vistosi camini di scarico sulle pance, spesso abbinati ad alette supplementari per pulire i flussi turbolenti diretti al retrotreno. Il telaio è una monoscocca in fibra di carbonio a nido d'ape e il vero punto di forza è l'integrazione con la meccanica, affinata in anni di test dalla Honda. Così come il motore anche la scatola del cambio in carbonio è la stessa delle monoposto Honda, con la grande innovazione ereditata dalla RA106 del sistema Seamless Shift (cambio senza interruzione di coppia). Un vantaggio inaspettato è dato anche dalla vecchia geometria delle sospensioni della SA07 che si adatta sorprendentemente bene alle Bridgestone, dal 2007 fornitore unico, cona la macchina gentile sulle gomme, permettendo ai piloti di fare stint più lunghi o di essere più aggressivi nei sorpassi.
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| SUPER AGURI SA07, Takuma Satō Interlagos, GP del Brasile 2007 |
I due piloti titolari per il 2007 sono il giapponese Takuma Satō e il britannico Anthony Davidson, con Sakon Yamamoto e James Rossiter come piloti di riserva. La monoposto vecchia di un anno ovviamente non consente miracoli e le due SA07, nonostante l'invidiabile affidabilità, navigano costantemente a centro gruppo anche se in qualche caso raggiungono la zona punti (8° posto in Spagna e 6° in Canada sempre ad opera di Satō). A fine stagione il team naviga in pessime acque dal punto di vista finanziario, con gli sponsor promessi mai arrivati e il supporto della Honda che non basta a coprire i debiti. La SA07 rimane così l'ultima vera auto competitiva del team nipponico. All'inizio del 2008 infatti, dopo poche gare disputate con la successiva SA08 (che è una semplice evoluzione della SA07), la scuderia sarà costretta al ritiro definitivo dalla Formula 1.




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